Caro Chiese romaniche…
Il racconto ripercorre, con tono narrativo e ironico, le vicende di San Bononio e del vescovo Pietro di Vercelli,
legate alla Battaglia di Capo Colonna (982) e al contesto politico dell’Impero ottoniano.
Dalla prigionia in Egitto al ritorno nel Nord Italia, si intrecciano pellegrinaggi, diplomazia e riforma monastica,
fino all’abbaziato di Bononio a San Michele di Lucedio.
Sullo sfondo emergono le tensioni con Arduino d’Ivrea e le lotte di potere che segnarono il territorio vercellese alla fine del X secolo.
Il testo alterna ricostruzione storica e leggerezza narrativa, valorizzando una vicenda locale di oltre mille anni fa.
Un racconto che restituisce vitalità a figure e luoghi della storia medievale piemontese.
Caro Chiese romaniche…
Un collaboratore, deciso a verificare l’esistenza di un oratorio affrescato a quasi 1.400 metri sopra Oromezzano,
parte in pieno inverno ignorando il buon senso e i consigli di restare a letto con la bronchite.
Dopo un viaggio rocambolesco tra strade ghiacciate, sentieri innevati e piste forestali infinite,
è costretto a rinunciare quando la neve supera le caviglie.
Rientra fradicio e sconfitto, mentre gli amici gli ricordano che «non abbiamo più l’età» e che Nicola aveva ragione.
Lui però non si arrende: immagina già, tra venticinque anni, di tornare in Valsesia in bici elettrica,
pranzare a Carcoforo e poi “scendere qui”, accompagnato – forse – da un paziente Arcangelo Raffaele.
Caro Chiese romaniche…
Voglio raccontarti una storia. Anzi 2. Forse 3.
...Peccato che non sono in zona, penso da buon collaboratore.
Comunque vado verso la chiesa.
Non era troppo lontano.
I cartelli stradali dicevano che eravamo a Pozzol Groppo.
Mai sentito.
Fortunatamente il mio subconscio è molto più intelligente della mia parte rational logic.
Sbircio IL NOSTRO SITO... rimango lí come un fesso: ero in Piemonte!
La sezione “Racconti” rappresenta il volto più personale e narrativo di Chiese Romaniche in Piemonte e Valle d’Aosta.
Accanto agli articoli di approfondimento storico, artistico e iconografico, questi contributi restituiscono l’esperienza concreta dell’esplorazione:
la fatica dei sentieri, le attese davanti a una porta chiusa, l’emozione inattesa di un affresco ritrovato, l’ironia di un imprevisto che diventa parte del viaggio.
Non è una guida tecnica né un saggio specialistico, ma un luogo di condivisione, dove il patrimonio sacro viene raccontato attraverso
lo sguardo di chi lo percorre e lo vive.