Moda, guerra e identità sociale
nel Quattrocento
Podcast collegato all’articolo di Giancarla Rosso pubblicato su ChieseRomaniche.it.
Il podcast Lo scandaloso farsetto tra guerra e vanità illustra l’articolo di Giancarla Rosso dedicato al farsetto, capo d’abbigliamento maschile corto e aderente che nel Quattrocento diventa un segno evidente di trasformazione del costume.
Il racconto mostra come un indumento possa diventare oggetto di scandalo, critica morale e regolamentazione sociale, ma anche strumento di distinzione, ambizione e identità.
Attraverso l’analisi delle iconografie conservate nelle chiese di Piemonte e Valle d’Aosta, vengono osservati fogge, tessuti, colori e dettagli tecnici come maspilli, calze solate, maniche tagliate e gamurre femminili.
Ampio spazio è dedicato al rapporto tra moda, status sociale e leggi suntuarie, che disciplinavano l’ostentazione del lusso e rendevano il vestire un linguaggio pubblico.
Gli affreschi diventano così fonti storiche preziose per comprendere la società del XV secolo, le sue tensioni culturali e il passaggio verso una sensibilità pienamente rinascimentale.
Il materiale offerto integra ascolto, articolo storico-artistico e lettura iconografica, costruendo un percorso dedicato al vestire medievale come sistema di segni, potere e trasformazione culturale.
In questo podcast
Il racconto collega farsetto, moda del Quattrocento, guerra, vanità, status sociale e leggi suntuarie, mostrando come l’abbigliamento possa diventare documento storico e linguaggio simbolico.
Attraverso affreschi, dettagli del costume e riferimenti alla cultura materiale, il podcast propone una lettura del patrimonio sacro come fonte per comprendere società, identità e trasformazioni del gusto.
Ascolta il podcast
Un approfondimento audio dedicato all’articolo di Giancarla Rosso sul farsetto, tra guerra, moda, vanità e affreschi.
Questo podcast è collegato all’articolo Lo scandaloso farsetto di Giancarla Rosso.
Riepilogando
Il podcast esplora il significato del farsetto nel Quattrocento, tra funzione militare, eleganza, vanità e simbolo di status.
Dall’abbigliamento dei combattenti alle declinazioni civili più raffinate, il racconto mostra come un capo tecnico diventi oggetto di regolamentazioni, critiche morali e tensioni sociali.
Ne emerge un percorso che intreccia moda, guerra e identità, restituendo al vestire medievale la sua dimensione culturale e simbolica.