Nel segno dell’Assunta: acqua, rose e memorie del territorio
Il numero di luglio-agosto della Rivista Digitale di ChieseRomaniche.it accompagna il lettore in un percorso che unisce architettura, arte, simbologia e memoria del territorio.
Il filo conduttore nasce dalla ricorrenza dell’Assunta, molto presente nel patrimonio sacro piemontese e valdostano, e si apre con la Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acqui Terme: un edificio in cui oltre mille anni di storia hanno lasciato tracce leggibili nelle strutture romaniche, negli interventi gotici e rinascimentali, nelle opere d’arte, nella cripta, nel chiostro e nei molti segni che ne fanno un vero archivio di pietra.
Accanto al grande monumento, questo numero dedica attenzione anche a testimonianze più raccolte, ma non meno significative: i fonti battesimali di Brondello, Caraglio e Savigliano-Levaldigi. Manufatti che mostrano come iscrizioni, forme, simboli e decorazioni possano raccontare la cultura materiale e figurativa di un territorio, restituendo valore a opere spesso meno note, ma ricche di informazioni storiche e artistiche.
Il percorso si allargherà poi al borgo di Brondello, inserito nella rubrica “Borghi e memorie di pietra e arte”, dove il patrimonio non viene osservato come elemento isolato, ma come parte di un paesaggio abitato, fatto di luoghi, percorsi, memorie e continuità.
La seconda parte del numero conduce il lettore a Staffarda, uno dei grandi complessi monastici medievali del Piemonte, per poi soffermarsi su un dettaglio solo in apparenza ornamentale: la Rosa Mystica. Da questo motivo geometrico e simbolico prende forma un itinerario che attraversa la Tetraktis, la croce patente, il numero dieci, le decorazioni dipinte e scolpite, mostrando come anche un segno ripetuto su una parete, su un capitello o su una volta possa diventare chiave di lettura di un intero universo figurativo.
Il tema della rosa ritorna infine nella figura di Santa Elisabetta d’Ungheria, dove agiografia, iconografia e tradizione popolare si intrecciano in un racconto capace di collegare arte, memoria e territorio.
Con questo numero, ChieseRomaniche.it prosegue il proprio lavoro di documentazione e valorizzazione: non una semplice raccolta di immagini, ma un percorso di conoscenza che invita a guardare con maggiore attenzione le chiese, i borghi, i simboli e le opere che compongono il patrimonio storico-artistico del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Vi auguriamo una piacevole lettura e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di settembre, per proseguire insieme questo lungo viaggio!
Marco Actis Grosso
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Il Piemonte e la Valle d’Aosta hanno molte chiese dedicate a Santa Maria Assunta, cinque di esse sono cattedrali, e tra loro vi è quella di Acqui Terme.
Costruita poco prima dell’anno Mille e consacrata nel 1067 dal vescovo Guido, fu realizzata da maestranze lombarde ispirate al monastero di Cluny.
Originariamente aveva una torre ottagonale, poi eliminata; il campanile, iniziato nel XIII secolo, fu trasformato in stile gotico lombardo nel XV secolo, con trifore e bifore, e completato nel 1479.
La facciata presenta un pronao neoclassico, un rosone del 1530 e il portale rinascimentale di Giovanni Pilacorte del 1481, decorato con santi, Dottori della Chiesa e simboli degli Evangelisti.
Le absidi posteriori, soprattutto quella centrale, conservano elementi romanici e decorazioni con denti di sega e archetti.
L’interno è maestoso: pilastri, pulpito, cripta con 98 colonnine, affreschi dei fratelli Ivaldi e altorilievi dal XV al XVI secolo.
Tra le opere principali figurano il Crocifisso in zanna d’elefante, il battistero di Angelo Ganna e la cantoria lignea con organo.
L’altare maggiore e diverse sculture provengono da opere quattro-cinquecentesche.
Ma l’opera più importante è il Trittico che raffigura, al centro, la Vergine di Montserrat di Bartolomé Bermejo mentre i pannelli laterali, opera di Rodrigo e Francesco di Osona rappresentano episodi della vita di Maria, di Gesù e di santi legati al committente Francesco Della Chiesa.
Il chiostro, iniziato nel 1440 e completato nel 1495, conserva reperti marmorei, epigrafi e frammenti di altari.
Complessivamente, la cattedrale di Acqui Terme rappresenta un mix di stili romanico, gotico, rinascimentale e barocco, riflettendo la storia artistica e religiosa della città
Approfondimento d'Autore
A cura di Piero Balestrino
Piero Balestrino, Nel segno dell’Assunta: storia e tesori della Cattedrale di Acqui Terme, Documenti di ChieseRomaniche.it, n. 29, luglio 2026, 22 pagine, scaricabile liberamente.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acqui Terme è uno dei monumenti più significativi del Piemonte meridionale, luogo in cui oltre mille anni di storia hanno lasciato tracce architettoniche, artistiche e documentarie di grande interesse.
Il contributo di Piero Balestrino accompagna il lettore in una visita articolata del Duomo, dalle origini romaniche legate al vescovo Guido fino agli interventi gotici, rinascimentali e barocchi che ne hanno trasformato nel tempo l’aspetto.
Il percorso prende avvio dalla storia dell’edificio e dall’osservazione degli elementi esterni: il campanile, nato in forme romaniche e successivamente modificato secondo il gusto gotico lombardo; la facciata con il pronao, il rosone e soprattutto il prezioso portale maggiore del 1481, opera di Giovanni Antonio Pilacorte, ricco di figure, iscrizioni e riferimenti alla memoria religiosa e civile della città.
Sul retro, le absidi conservano ancora la forza della struttura medievale, con decorazioni in archetti, denti di sega e monofore che restituiscono la qualità dell’impianto originario.
L’interno della Cattedrale offre un itinerario ricco di opere e stratificazioni: dalla cripta dell’XI secolo, con le sue novantotto colonnine e materiali di reimpiego, al pulpito ottocentesco composto con rilievi marmorei cinquecenteschi; dal presbiterio alla cappella di San Guido, dagli affreschi ai frammenti scultorei, fino alla Sacrestia dei Canonici. Qui si conserva uno dei vertici artistici del percorso: il Trittico del Bermejo, capolavoro della pittura europea del Quattrocento, con la celebre Vergine di Montserrat e le ante laterali legate alla bottega valenciana degli Osona.
La visita si conclude nel chiostro, spazio raccolto e suggestivo nel quale epigrafi, frammenti marmorei e reperti provenienti da antiche cappelle permettono di leggere la Cattedrale come un organismo complesso, cresciuto nel tempo attraverso restauri, trasformazioni e riusi.
Ne emerge un edificio che non è soltanto monumento, ma archivio di pietra, immagini e memoria: un luogo in cui romanico, gotico, rinascimento e barocco dialogano tra loro, restituendo la ricchezza storica e artistica di Acqui Terme.
La scheda di Mario M. Falchi è dedicata al fonte battesimale della Parrocchiale di Maria Vergine Assunta di Brondello, datato 1459, importante testimonianza della scultura liturgica piemontese del tardo Medioevo.
L’analisi si concentra sulle iscrizioni e sugli elementi decorativi del manufatto, dal fronte del catino, dove compare una formula del Credo, all’estradosso articolato in otto trapezoidi convessi separati da foglie di quercia.
Particolare attenzione è riservata anche allo stelo ottagonale, che presenta le sigle dell’Ave Maria accompagnate da una croce astile.
Il fonte viene così letto non solo come oggetto funzionale alla liturgia battesimale, ma come manufatto storico-artistico in cui epigrafia, simbologia, decorazione vegetale e cultura figurativa si integrano in modo significativo.
La scheda colloca inoltre il manufatto nell’ambito dei modi stilistici degli Zabreri, precisando che, in assenza di documentazione archivistica certa, il riferimento va inteso come affinità formale e decorativa.
Ne emerge un contributo utile alla conoscenza dei fonti battesimali quattrocenteschi del Piemonte e alla valorizzazione di un patrimonio spesso poco noto, ma ricco di informazioni sulla storia artistica e materiale del territorio.
La scheda di Mario M. Falchi è dedicata al fonte battesimale della Parrocchiale di Maria Vergine Assunta di Caraglio, datato 1490, significativo manufatto della scultura in pietra del tardo Medioevo piemontese.
L’analisi prende in esame le iscrizioni e gli elementi decorativi del fonte, dal fronte del catino all’estradosso articolato in otto trapezoidi convessi, con foglie di acanto sulle nervature e una ricca sequenza di simboli.
Particolare interesse rivestono i richiami araldici e figurativi presenti sul manufatto, tra cui l’arma di Savoia, il lys de France, la rosa multipetala, il lilium, il leopardino e l’arma Solaro.
Lo stelo ottagonale e il piede completano una struttura nella quale epigrafia, decorazione vegetale, simbologia e memoria araldica concorrono a definire il valore storico-artistico dell’opera.
Come per altri fonti della raccolta, il riferimento agli Zabreri va inteso, in assenza di documentazione archivistica certa, come affinità con i modi stilistici della loro produzione.
La scheda contribuisce così alla conoscenza dei fonti battesimali quattrocenteschi del Piemonte, mettendo in luce un patrimonio materiale spesso poco visibile, ma ricco di informazioni sulla cultura figurativa e sulla committenza del territorio.
La scheda di Mario M. Falchi è dedicata al fonte battesimale della Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Levaldigi, frazione di Savigliano, datato al XV secolo e caratterizzato da linee neoclassiche.
Il manufatto si distingue per un’impostazione sobria, nella quale l’interesse storico-artistico si concentra soprattutto sull’iscrizione, sulla struttura del catino e sull’equilibrio dell’apparato decorativo.
L’analisi prende in esame il fronte del catino, dove compare una citazione dal Vangelo di Marco, «Qui crediderit, et baptizatus fuerit, salvus erit», e l’estradosso, formato da otto trapezoidi concavi con alternanza di superfici anepigrafi e motivi a strigili.
Lo stelo, privo di iscrizioni, è composto da quattro colonne ioniche abbinate, elemento che contribuisce alla lettura formale del fonte.
A differenza di altri manufatti della raccolta, il fonte di Levaldigi non è ricondotto ai modi degli Zabreri, ma viene indicato come opera di altra scuola.
La scheda offre quindi un utile confronto all’interno del percorso sui fonti battesimali piemontesi, mostrando come anche un manufatto essenziale possa conservare informazioni rilevanti sulla cultura figurativa, epigrafica e materiale del territorio.
Brondello - Dalla torre al ponte romanico: memorie di pietra della Valle Bronda.
A cura di Grazia Salinelli
Brondello è un piccolo borgo della Valle Bronda, ai piedi del Monviso, profondamente legato alla storia del Saluzzese e dell’antico Marchesato di Saluzzo.
Il suo passato affiora nella posizione strategica del paese, nella memoria delle rocche difensive che controllavano il territorio e nella Torre di Brondello, resto del fortilizio medievale documentato già nel XII secolo.
L’articolo accompagna alla scoperta del borgo e delle sue principali testimonianze storiche e artistiche: dalla Cappella dei Santi Rocco e Sebastiano al ponte romanico in pietra sul torrente Bronda, dal Pilone affrescato da Giovanni Borgna alla Parrocchiale dell’Assunta, che conserva affreschi quattrocenteschi e un prezioso fonte battesimale marmoreo del 1459, riconducibile allo stile dei fratelli Zabreri.
Il percorso si estende poi alle cappelle campestri di San Giuseppe, San Bernardo e Madonna delle Grazie, fino ai sentieri del Valle Bronda Trekking, che collegano natura, architetture e memorie di pietra in un paesaggio raccolto e fortemente identitario.
Podcast - Le memorie di pietra di Brondello
Il podcast ripercorre i temi dell’articolo trasformandoli in un itinerario narrativo tra paesaggio, arte e memoria.
Dalla Valle Bronda alla Torre di Brondello, dal ponte romanico alla Parrocchiale dell’Assunta con il fonte battesimale quattrocentesco, il racconto accompagna l’ascoltatore alla scoperta di un borgo del Saluzzese in cui architetture, sentieri e memorie di pietra conservano il legame profondo con il territorio.
L’Abbazia di Staffarda, uno dei più importanti complessi monastici medievali del Piemonte, si trova nella frazione Staffarda del comune di Revello, ai piedi del Monviso, in una zona ricca di storia e di tradizioni agricole.
L’abbazia fu fondata nel 1135 dai monaci cistercensi, giunti dalla Francia grazie al sostegno del marchese Manfredo, dalla madre Agnese e dai fratelli.
I religiosi trasformarono un’area allora paludosa in una campagna fertile, introducendo tecniche agricole innovative che contribuirono allo sviluppo economico del territorio.
Il complesso conserva ancora oggi gran parte delle sue strutture originarie: la chiesa abbaziale, il chiostro, la sala capitolare, i laboratori e gli edifici destinati alle attività agricole.
L’architettura riflette lo stile cistercense, caratterizzato da linee semplici, equilibrio delle proporzioni e sobria eleganza.
Molto interessante la presenza sulla parete della navata destra del “Tetraktis” o “Rosa Mystica”.
Nel corso dei secoli l’abbazia attraversò momenti difficili, tra cui il saccheggio durante la Battaglia di Staffarda, combattuta nelle vicinanze nel 1690.
Nonostante i danni subiti il complesso è stato conservato e restaurato.
Oggi l’abbazia rappresenta una preziosa testimonianza della vita monastica medievale e costituisce una delle mete culturali più significative del Piemonte.
La sua atmosfera raccolta, il contesto naturale e il valore storico-artistico ne fanno un luogo di grande interesse per studiosi, visitatori e pellegrini.
Articolo
A cura di Giancarla Rosso
L’articolo di Giancarla Rosso accompagna il lettore alla scoperta della Rosa Mystica, motivo geometrico e floreale che attraversa il linguaggio decorativo delle chiese romaniche e gotiche. A partire dalla cosiddetta “rosa di Staffarda”, l’approfondimento ricostruisce la struttura del simbolo, nata dall’intreccio di cerchi, petali e forme concentriche, mettendone in evidenza il rapporto con la croce patente, la tetraktis, il numero dieci e l’idea di ordine e perfezione.
Il percorso si amplia poi ad altri esempi piemontesi e valdostani, dalle decorazioni di Santa Maria della Stella a Macello al capitello di San Lorenzo a Montiglio Monferrato, dalle rose affrescate di Calamandrana, Busca e Verrayes fino ai motivi geometrici delle volte di San Fiorenzo a Bastia Mondovì.
Ne emerge una lettura della rosa non come semplice ornamento, ma come segno complesso, capace di unire geometria, simbologia, memoria artistica e tradizioni culturali diverse.
La scheda mostra così come un dettaglio decorativo possa diventare chiave di accesso a un intero universo figurativo: rosoni, capitelli, sottarchi e volte parlano attraverso forme ricorrenti, colori e proporzioni, rivelando la ricchezza del patrimonio iconografico medievale.
La Rosa Mystica diventa quindi un invito a guardare con maggiore attenzione le superfici dipinte e scolpite delle chiese, dove anche un fiore può custodire una lunga storia di significati.
Approfondimento di glossario
A cura di Giancarla Rosso
Tetraktis: la forma nascosta della Rosa Mystica
La scheda di glossario dedicata al Tetraktis introduce un motivo geometrico di grande fascino, costruito attraverso l’intreccio di cerchi e curve e riconducibile alla tradizione simbolica delle decorazioni medievali.
La figura nasce da un cerchio centrale e da due diametri perpendicolari, ai cui estremi vengono tracciati altri quattro cerchi uguali: al centro prende così forma la croce patente, o croce templare, presente in numerose chiese, abbazie e battisteri.
Attraverso ulteriori passaggi geometrici, la composizione si sviluppa fino a generare la cosiddetta Rosa Mystica, con cerchi concentrici, petali tondeggianti e appuntiti e un nucleo centrale quadrangolare. Il numero complessivo dei cerchi rimanda al valore simbolico del dieci, associato all’ordine e alla perfezione.
La scheda mostra così come un semplice schema geometrico possa diventare chiave di lettura per comprendere motivi scolpiti e dipinti, come quelli visibili nell’Abbazia di Staffarda e nella chiesa di San Lorenzo a Montiglio Monferrato.
Santa Elisabetta d’Ungheria - Scheda agiografica
La scheda dedicata a Santa Elisabetta offre gli elementi essenziali per riconoscere la figura della santa nelle raffigurazioni presenti nelle chiese del territorio.
Elisabetta d’Ungheria, o di Turingia, fu principessa ungherese e langravia di Turingia per il matrimonio con Ludovico IV; rimasta vedova, entrò nel Terzo Ordine francescano e dedicò l’ultima parte della sua breve vita alla cura dei poveri e dei malati.
Dal punto di vista iconografico, la figura è riconoscibile soprattutto attraverso il cesto di pane, attributo che rimanda alla tradizione caritativa legata alla sua memoria.
La scheda segnala inoltre la presenza di rappresentazioni di Santa Elisabetta a Castagnito e Ivrea e richiama la chiesa dedicata a Santa Elisabetta e San Vito a Piossasco, inserendo così la figura nel più ampio repertorio agiografico e artistico documentato da ChieseRomaniche.it.
Approfondimento d'autore
A cura di Giancarla Rosso
Santa Elisabetta d’Ungheria Principessa delle rose
La scheda di Giancarla Rosso è dedicata a Santa Elisabetta d’Ungheria, figura storica e iconografica strettamente legata al simbolo della rosa.
La sua immagine, spesso rappresentata con rose raccolte nel grembo, nasce dalla celebre leggenda secondo cui il pane destinato ai poveri si sarebbe trasformato in fiori davanti al marito Ludovico IV di Turingia.
Il testo ripercorre la breve vita di Elisabetta, nata nel 1207 e morta a soli ventiquattro anni, dalla giovinezza alla corte di Turingia al matrimonio con Ludovico, fino alla vedovanza, all’allontanamento dal castello e alla scelta di dedicarsi alla cura dei poveri e dei malati a Marburgo.
L’approfondimento mette così in relazione biografia, tradizione francescana e fortuna iconografica del personaggio.
La scheda si chiude con un interessante richiamo piemontese: a Bene Vagienna, nel monregalese, la leggenda delle rose è legata anche alla Beata Paola Gambara Costa, ricordata ogni anno con un corteo storico.
Ne emerge un percorso in cui la rosa diventa un segno narrativo e simbolico capace di collegare agiografia, arte, memoria popolare e tradizioni locali.
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ChieseRomaniche.it, Nel segno dell’Assunta: acqua, rose e memorie del territorio, Rivista Mensile Digitale, n. 68, luglio-agosto 2026.
Disponibile all’indirizzo: www.chieseromaniche.it/Rivista/Chiese-Romaniche-Gotiche-Rinascimentali-Piemonte-Valle-dAosta-Rivista-68-Luglio-Agosto-2026.htm