Il fonte battesimale di Piossasco, conservato nella Parrocchiale di San Vito e datato 1461, è un manufatto di particolare interesse per la storia dell’arte sacra piemontese, per la liturgia battesimale e per la lettura delle iscrizioni medievali.
La scheda lo colloca tra i fonti battesimali riconducibili ai modi dello stile Zabreri, con la necessaria prudenza attributiva. Il valore del manufatto emerge soprattutto dal fronte del catino, dove una lunga iscrizione latina richiama la committenza di Gabriel de Burris, e dall’estradosso, nel quale i blasoni de Burris si alternano entro una struttura ordinata e fortemente simbolica.
Questa pagina sintetizza i principali elementi della scheda PDF, rimandando alla documentazione completa, alle fotografie del fonte e alla scheda della chiesa.
Il fonte battesimale della Parrocchiale di San Vito a Piossasco si inserisce nella tradizione dei manufatti liturgici in pietra destinati al rito del Battesimo. La sua datazione al 1461 lo colloca nel pieno del Quattrocento piemontese, in un contesto nel quale la scultura sacra, l’epigrafia e l’araldica concorrono spesso a definire il valore religioso e memoriale dell’opera.
Il manufatto assume particolare rilievo perché non si limita a svolgere una funzione liturgica, ma conserva un’iscrizione che permette di collegarlo a una committenza precisa e a un orizzonte devozionale esplicitamente dichiarato. Per questa ragione il fonte di Piossasco è importante non solo come oggetto d’arte sacra, ma anche come documento storico della comunità e della chiesa che lo conserva.
L’elemento più significativo del fonte battesimale di Piossasco è la lunga iscrizione latina sul fronte del catino. Il testo ricorda la figura di Gabriel de Burris di Piossasco, presentato come venerabile uomo di chiesa, signore e presbitero, nonché priore della chiesa di San Vito.
L’iscrizione dichiara che l’opera fu fatta eseguire in onore di Dio, della beata Vergine Maria, dei santi martiri Vito, Modesto e Crescenzio e di tutte le Schiere Celesti. Il testo epigrafico rende quindi il fonte battesimale un manufatto profondamente legato alla devozione, alla memoria della committenza e alla vita religiosa locale.
La presenza di Gabriel de Burris non è un semplice dato nominale: collega il fonte a una committenza riconoscibile e consente di leggere il manufatto come espressione di devozione personale, ruolo ecclesiastico e memoria territoriale.
Accanto all’iscrizione, assumono particolare rilievo i blasoni de Burris, inseriti nella composizione del fronte del catino. La loro presenza rafforza il legame tra il manufatto e la memoria del committente, trasformando il fonte battesimale in un luogo visibile di identità religiosa e familiare.
L’estradosso del catino, collocato sotto una modanatura con funzione di cornice, presenta otto trapezoidi convessi. La sequenza alterna quattro campi anepigrafi e quattro campi recanti il blasone de Burris, secondo un ordine che unisce costruzione formale e significato araldico. Stelo e piede risultano invece anepigrafi, contribuendo a concentrare l’attenzione sul catino e sulla sua iscrizione.
Il fonte battesimale di Piossasco è ricondotto ai modi dello stile Zabreri. Questa formula va intesa con prudenza: non come attribuzione assoluta, ma come indicazione di affinità formali, decorative e compositive con un linguaggio scultoreo diffuso nell’area piemontese e alpina tra tardo Medioevo e primo Rinascimento.
Il richiamo agli Zabreri permette di confrontare il fonte di Piossasco con altri manufatti della raccolta, nei quali ricorrono elementi come iscrizioni, forme geometriche del catino, motivi araldici, apparati simbolici e attenzione alla funzione liturgica. In questo senso, il manufatto rientra nel più ampio percorso dedicato ai fonti battesimali Zabreri in Piemonte.
La scheda completa di Mario M. Falchi approfondisce la lettura dell’iscrizione e dei principali elementi simbolici del fonte battesimale. La documentazione fotografica permette invece di osservare il manufatto nei suoi dettagli, mentre la scheda della chiesa consente di collocarlo nel contesto architettonico e religioso della Parrocchiale di San Vito.
Il fonte battesimale di Piossasco, conservato nella Parrocchiale di San Vito e datato 1461, è un manufatto di grande interesse per la lettura delle iscrizioni, per il rapporto tra liturgia e committenza e per la presenza dei blasoni de Burris.
La lunga iscrizione latina collega l’opera a Gabriel de Burris e alla dedicazione a Dio, alla Vergine Maria e ai santi Vito, Modesto e Crescenzio. L’estradosso del catino, con trapezoidi convessi e blasoni, rafforza il valore araldico e memoriale del manufatto.
Il riferimento ai modi dello stile Zabreri consente di inserire il fonte di Piossasco in un più ampio percorso di confronto tra i fonti battesimali piemontesi, nei quali iscrizioni, simboli, araldica e funzione liturgica compongono un linguaggio sacro di particolare rilievo.