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In questo numero partiamo da un tema che potrebbe sembrare marginale, quasi decorativo: l’abbigliamento. In realtà, osservando le sculture, gli affreschi e le pitture delle nostre chiese, comprendiamo quanto l’abito sia un elemento narrativo fondamentale. Le vesti distinguono ruoli, raccontano appartenenze, rendono immediatamente riconoscibili santi, nobili, pellegrini, confratelli. Attraverso colori, fogge e dettagli, l’arte medievale e rinascimentale ci consegna un vero e proprio codice visivo, capace di parlare ancora oggi. È proprio questo linguaggio dell’identità che ci conduce alla figura di San Secondo, patrono di Asti. Anche nel suo caso l’iconografia è eloquente: l’armatura, il cavallo, lo stendardo con i colori cittadini non sono semplici attributi, ma segni che fondono fede e appartenenza civica. L’abito militare del martire diventa simbolo di protezione e orgoglio urbano, espressione di un legame profondo tra la comunità e il suo Santo. Dall’analisi dell’abbigliamento come chiave di lettura dell’arte sacra arriviamo così a comprendere come l’immagine di San Secondo incarni, in modo esemplare, il rapporto tra rappresentazione e identità. In entrambi i casi, ciò che è visibile non è mai solo estetica: è memoria, storia condivisa, riconoscimento collettivo. Ed è proprio questo intreccio tra forma e significato che continua a rendere vive le nostre chiese. Vi auguriamo una piacevole lettura e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di aprile, per proseguire insieme questo lungo viaggio tra arte, storia e spiritualità!
l documento ripercorre la storia della Collegiata di San Secondo in Asti dalle prime attestazioni altomedievali fino ai restauri contemporanei, evidenziandone le trasformazioni architettoniche e artistiche. Vengono descritti la facciata in cotto con il rosone, il campanile romanico e l’evoluzione degli spazi interni. Ampio rilievo è dato alle cappelle, agli affreschi e alle opere dedicate al patrono, nonché al Miracolo Eucaristico del 1535. Il percorso si conclude con la cripta, custode delle reliquie, e con la piazza antistante, fulcro delle celebrazioni cittadine legate al Palio.
La presenza dei santi in Piemonte colpisce per la sua ampiezza e varietà.
Si parte dai secoli più antichi del cristianesimo, già dai tempi di san Pietro apostolo, che avrebbe percorso la Valle di Susa per cristianizzare la regione; si prosegue con personaggi che sfumano nella leggenda, come i martiri della Legione Tebea; poi, avanzando nei secoli attraverso religiosi e laici dediti alla penitenza e alla carità, si arriva ai cosiddetti santi sociali ottocenteschi, come don Bosco o il Cottolengo, fin dentro il secolo appena trascorso. Questo libro, che è insieme repertorio biografico dei santi e raccolta di leggende, aneddoti e proverbi, offre una galleria di ritratti di più di 500 santi di ogni epoca che in qualche modo hanno avuto a che fare con il Piemonte: o perché vi sono nati e vissuti, o perché vi vengono venerati.
Di ciascuno di essi viene raccontata la storia; vengono ricordati gli attributi che li caratterizzano e aiutano a riconoscerli nell'iconografia; sono riportati i principali proverbi piemontesi a essi ispirati; vengono infine indicati i luoghi della regione che hanno dedicato loro degli edifici di culto e delle opere d'arte, e le località che dai santi hanno preso il nome.
Si delinea così un'interessante geografia del sacro e del meraviglioso: dove la meraviglia sta nelle storie straordinarie dei santi, ma anche nella bellezza delle opere d'arte che hanno ispirato, spesso nascoste in angoli poco noti, ma capaci di offrire incantevoli suggestioni.
Le reliquie ci appaiono come una delle più interessanti manifestazioni del Medioevo oscuro e superstizioso.
E con ragione!
Se togliamo loro la polvere del tempo, scopriremo storie affascinanti e personaggi indimenticabili.
Soprattutto, attraverso di loro possiamo stabilire una connessione diretta con uomini e donne del passato e guardare 2000 anni di storia in modo nuovo.
La polvere del mantello di san Martino, il dentino da latte di Gesù Bambino, migliaia e migliaia di frammenti della Vera Croce recuperata da sant’Elena: se scorriamo l’elenco delle innumerevoli reliquie conservate nei nostri santuari e nelle nostre chiese, non possiamo trattenere lo stupore e l’ironia per una ‘tipica’ testimonianza della superstizione e dell’oscurantismo medievale.
Ma se quello delle reliquie può apparire un mondo esclusivamente connesso con l’aspetto devozionale, con la fede e con l’esaltazione del sacro, esplorare le storie a loro legate ci conduce in un inedito mondo fatto di viaggi avventurosi, raggiri, contese teologiche, battaglie campali e rapporti di potere secolari.
Basta ricordare l’importanza che hanno per Venezia e Bari le reliquie di san Marco e san Nicola, rispettivamente trafugate da Alessandria d’Egitto e da Myra.
Sono storie che vedono protagonisti non solo santi e uomini di Chiesa, ma anche sovrani, condottieri, donne straordinarie, nobili e personaggi minori come pirati, ladri,abili millantatori e tanta povera gente in buona fede.
Inseguendo queste storie il lettore sarà trasportato dal palazzo imperiale di Costantinopoli a ciò che resta del Calvario presso Gerusalemme, dal cuore dell’Arabia alla brumosa Britannia, dalle abbazie ai palazzi reali, dalle piccole pievi rurali fino alle cattedrali delle più grandi città d’Europa.
Uno studio dedicato alla chiesa della Madonna dell’Acqua dolce di Monesiglio, antica pieve di origine altomedievale, inserita nel contesto storico e territoriale delle Langhe. Il documento analizza l’architettura romanica dell’edificio e il prezioso ciclo di affreschi di area romanico-bizantina, offrendo una lettura storico-iconografica attenta e documentata.
Il progetto Chiese Romaniche nasce alla fine degli anni Ottanta dalla passione di Marco Actis Grosso per le architetture sacre del medioevo e del primo rinascimento piemontese.
Sin dall’inizio si è configurato come un’iniziativa non profit, fondata sulla collaborazione di numerosi “amici del progetto” e priva di qualsiasi forma di pubblicità o sponsorizzazione.
Nel 1993, quel sogno ha preso forma concreta con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere il patrimonio di chiese romaniche, gotiche e rinascimentali del Piemonte.
Sotto l’egida della Fondazione ISPER Carlo Actis Grosso, i primi passi furono la pubblicazione di un breve volume cartaceo e, in seguito, di una serie di CD che documentavano i risultati delle prime ricerche.
Nel 2018, il progetto ha compiuto un passo decisivo con la nascita del dominio www.chieseromaniche.it, continuando a beneficiare del patrocinio della Fondazione e ampliando progressivamente i propri contenuti.
Oggi, il sito rappresenta il risultato di 33 anni di ricerca e dedizione.
Attraverso un meticoloso lavoro di censimento, sostenuto da fonti bibliografiche, rilievi e sopralluoghi, offre una visione completa del patrimonio, anche meno conosciuto, delle chiese romaniche, gotiche e rinascimentali del Piemonte.
Sono attualmente 1.677 le chiese censite.
Dal 2016 è in corso una campagna di verifica e aggiornamento sul campo, che ha arricchito le schede con immagini, filmati, dati pratici e geolocalizzazione su Google Maps ed Earth.
Il sito si propone come un indice ragionato del patrimonio, offrendo informazioni essenziali e rimandando ad altri siti per gli approfondimenti, evitando duplicazioni e mantenendo un approccio documentale ed essenziale.
Oggi sono disponibili 2.575 link di approfondimento a cui si aggiunge un archivio fotografico di 19.994 immagini, il più ampio mai realizzato in Piemonte.
Per alcune chiese particolarmente documentate sono state create 58 gallerie fotografiche dedicate.
La crescita della fototeca è frutto della collaborazione di 56 persone ed enti, che hanno contribuito con le proprie fotografie, articoli, documenti.
Un’altra sezione fondamentale del sito è il Glossario, che raccoglie 1017 termini, simboli e attributi e 429 immagini per interpretare l’iconografia delle chiese, e l’area Agiografia, che propone 368 schede e 1031 immagini dedicate ai santi rappresentati negli affreschi.
Completano il progetto 210 itinerari di scoperta, tra percorsi geografici, tematici e cicloartistici.
Dal 2019 è attiva la newsletter di Chiese Romaniche, giunta oggi al suo 64° numero, e dal 2020 è in corso l’iniziativa “1993–2023: una foto per ogni chiesa”, che mira a completare la documentazione fotografica dell’intero patrimonio.
A oggi sono già state fotografate 1.440 chiese e ne restano 237 da completare.
Nel 2022 è nata la collana “Documenti di Chiese Romaniche”, che ha pubblicato sinora 25 studi e ricerche originali, offrendo spazio a contributi specialistici e testimonianze sul patrimonio sacro del territorio.
Nel 2024, il progetto si è esteso anche alla Valle d’Aosta, dove proseguono il lavoro di rilevazione e la campagna fotografica dedicata.
Nel 2025, il sito si è ulteriormente ampliato con la nascita delle sezioni “Articoli” con 10 articoli pubblicati, “Borghi e Memorie di Pietra e Arte” con 12 Borghi pubblicati e “Racconti”, pensate per condividere approfondimenti, esperienze di visita e riflessioni.
Il 2026, si avvia con la nuova sezione dedicata a “Battisteri e Fonti Battesimali” per esplorare una realtà affascinate e poco conosciuta.
Sempre nel 2026 prende avvio la pubblicazione dei Podcast e dei Video su Youtube.
Dopo oltre trent’anni, Chiese Romaniche continua a crescere, mantenendo intatto il suo spirito originario: far conoscere e custodire la storia, l’arte e la spiritualità delle chiese del Piemonte e della Valle d’Aosta, patrimonio comune da scoprire e condividere.
ChieseRomaniche.it in numeri:
33 anni di storia
1.677 chiese censite
1.440 chiese fotografate
19.994 fotografie
58 gallerie fotografiche
56 collaboratori
2.575 link di approfondimento
368 schede agiografiche
1031 foto di santi
1017 voci di glossario
429 immagini di glossario
7 podcast pubblicati
4 video pubblicati su YouTube
64 newsletter pubblicate
25 documenti pubblicati
10 articoli pubblicati
12 Borghi e Memoriedi Pietra e Arte pubblicati
7 Battisteri e Fonti Battesimali pubblicati