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L’immagine della sirena, simbolo di tentazione peccaminosa e al tempo stesso emblema fantastico della femminilità, è tra le più frequenti nell’arte dell’età romanica, in particolare nella scultura.
Il libro espone in…
La donna al tempo delle cattedrali. Civiltà e cultura femminile nel Medioevo, di Régine Pernoud, è un saggio che ha il merito, raro quando fu pubblicato, di rimettere in discussione una narrazione consolidata: quella di un Medioevo oscurantista e oppressivo nei confronti delle donne. Pernoud, con rigore storico ma anche con una scrittura accessibile, propone una rilettura documentata delle fonti medievali – atti notarili, cronache, testi giuridici – mostrando come la condizione femminile fosse più articolata e, in alcuni ambiti, sorprendentemente libera rispetto a quanto spesso si creda. Il cuore del libro sta proprio qui: nel ribaltamento di uno stereotipo culturale profondamente radicato. L’autrice evidenzia come, tra XI e XIII secolo, le donne potessero esercitare diritti economici, gestire beni, partecipare alla vita sociale e, in alcuni casi, incidere anche sul piano culturale e spirituale. Figure come badesse, nobildonne o artigiane emergono con una concretezza che restituisce loro voce e ruolo. Non si tratta di un’idealizzazione: Pernoud non nega limiti e disuguaglianze, ma mostra un equilibrio più complesso rispetto alla visione lineare di una progressiva “liberazione” femminile solo in età moderna. Uno degli aspetti più interessanti del volume è il legame tra civiltà delle cattedrali e presenza femminile. Le grandi costruzioni gotiche diventano simbolo di una società dinamica, in cui anche le donne trovano spazi di partecipazione, sia nella dimensione religiosa sia in quella economica e urbana. In questo senso, il libro dialoga indirettamente con la storia dell’arte e dell’architettura, offrendo una chiave di lettura che arricchisce la comprensione del contesto medievale. Dal punto di vista critico, va detto che il taglio dell’opera è anche “militante”: Pernoud scrive con l’intento dichiarato di correggere una narrazione moderna distorta. Questo rende il testo coinvolgente, ma talvolta porta a semplificare alcune differenze geografiche o sociali. Tuttavia, per il lettore contemporaneo, questo approccio rappresenta più un punto di forza che un limite, perché stimola una riflessione critica sulle categorie con cui interpretiamo il passato. In sintesi, è un libro che vale la lettura non solo per chi si interessa di storia medievale, ma anche per chi vuole comprendere come si costruiscono – e si decostruiscono – gli immaginari culturali. Offre una prospettiva solida, documentata e ancora oggi attuale, soprattutto nel mettere in discussione idee apparentemente “ovvie” sulla condizione femminile nella storia.
l documento ripercorre la storia della Collegiata di San Secondo in Asti dalle prime attestazioni altomedievali fino ai restauri contemporanei, evidenziandone le trasformazioni architettoniche e artistiche. Vengono descritti la facciata in cotto con il rosone, il campanile romanico e l’evoluzione degli spazi interni. Ampio rilievo è dato alle cappelle, agli affreschi e alle opere dedicate al patrono, nonché al Miracolo Eucaristico del 1535. Il percorso si conclude con la cripta, custode delle reliquie, e con la piazza antistante, fulcro delle celebrazioni cittadine legate al Palio.
Una presentazione approfondita del volume si trova a questo link: https://www.giornalidelpiemonte.it/dettaglio.php?globalId=giopiens;5572663;1
Sin dalla sua scoperta, l’Adorazione dei Magi della chiesa parrocchiale di San Vincenzo martire a Giaglione ha sollevato diversi interrogativi tra coloro che l’avevano osservata con attenzione e che avevano intuito la possibilità che in quell’affresco si celasse un messaggio di non immediata interpretazione.
Pur raffigurando una scena ricorrente nella pittura e nei cicli affrescati del Quattrocento che narrano gli episodi cardine della vita di Gesù Cristo, l’Adorazione di Giaglione appariva in qualche modo differente, quasi una sorta di manifesto il cui scopo fosse quello di richiamare l’attenzione nei confronti di una questione di interesse generale per la Cristianità.
In qualche modo l’ampio paesaggio che si apre in secondo piano alle spalle della Vergine con il Bambino e dei Magi, popolato di castelli, fortezze e città, nonché di numerosi personaggi e di tre cavalieri che reggono ognuno un’insegna diversa e che si incontrano su di un ponte, doveva rimandare a quella causa e al legame con il luogo in cui l’affresco era stato realizzato.
Così come a quella causa sembravano essere necessariamente legati anche i tre Magi le cui fattezze, ad una più attenta analisi, apparivano richiamare quelle di personaggi storici realmente esistiti.
L’indagine fin qui condotta allo scopo di comprendere il tema fondante dell’Adorazione ha portato alla raccolta di diversi elementi che sembrano rivelarne, oltre ogni ragionevole dubbio, il legame con un fatto – la caduta di Costantinopoli e dell’Impero Romano d’Oriente – che ha avuto grande eco nel mondo occidentale del Quattrocento e che ha segnato la storia dell’Europa del XV secolo in modo definitivo.
Con la pubblicazione dei risultati di questa indagine ci si propone dunque di rendere noti questi elementi allo scopo di favorire il dibattito e di fornire spunti di riflessione per ulteriori approfondimenti.
Il progetto Chiese Romaniche nasce alla fine degli anni Ottanta dalla passione di Marco Actis Grosso per le architetture sacre del medioevo e del primo rinascimento piemontese.
Sin dall’inizio si è configurato come un’iniziativa non profit, fondata sulla collaborazione di numerosi “amici del progetto” e priva di qualsiasi forma di pubblicità o sponsorizzazione.
Nel 1993, quel sogno ha preso forma concreta con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere il patrimonio di chiese romaniche, gotiche e rinascimentali del Piemonte.
Sotto l’egida della Fondazione ISPER Carlo Actis Grosso, i primi passi furono la pubblicazione di un breve volume cartaceo e, in seguito, di una serie di CD che documentavano i risultati delle prime ricerche.
Nel 2018, il progetto ha compiuto un passo decisivo con la nascita del dominio www.chieseromaniche.it, continuando a beneficiare del patrocinio della Fondazione e ampliando progressivamente i propri contenuti.
Oggi, il sito rappresenta il risultato di 33 anni di ricerca e dedizione.
Attraverso un meticoloso lavoro di censimento, sostenuto da fonti bibliografiche, rilievi e sopralluoghi, offre una visione completa del patrimonio, anche meno conosciuto, delle chiese romaniche, gotiche e rinascimentali del Piemonte.
Sono attualmente 1.698 le chiese censite.
Dal 2016 è in corso una campagna di verifica e aggiornamento sul campo, che ha arricchito le schede con immagini, filmati, dati pratici e geolocalizzazione su Google Maps ed Earth.
Il sito si propone come un indice ragionato del patrimonio, offrendo informazioni essenziali e rimandando ad altri siti per gli approfondimenti, evitando duplicazioni e mantenendo un approccio documentale ed essenziale.
Oggi sono disponibili 2.622 link di approfondimento a cui si aggiunge un archivio fotografico di 21.209 immagini, il più ampio mai realizzato in Piemonte.
Per alcune chiese particolarmente documentate sono state create 59 gallerie fotografiche dedicate.
La crescita della fototeca è frutto della collaborazione di 63 persone ed enti, che hanno contribuito con le proprie fotografie, articoli, documenti.
Un’altra sezione fondamentale del sito è il Glossario, che raccoglie 1044 termini, simboli e attributi e 482 immagini per interpretare l’iconografia delle chiese, e l’area Agiografia, che propone 371 schede e 1068 immagini dedicate ai santi rappresentati negli affreschi.
Completano il progetto 210 itinerari di scoperta, tra percorsi geografici, tematici e cicloartistici.
Dal 2019 è attiva la newsletter di Chiese Romaniche, giunta oggi al suo 70° numero, e dal 2020 è in corso l’iniziativa “1993–2023: una foto per ogni chiesa”, che mira a completare la documentazione fotografica dell’intero patrimonio.
A oggi sono già state fotografate 1.502 chiese e ne restano 196 da completare.
Nel 2022 è nata la collana “Documenti di Chiese Romaniche”, che ha pubblicato sinora 31 studi e ricerche originali, offrendo spazio a contributi specialistici e testimonianze sul patrimonio sacro del territorio.
Nel 2024, il progetto si è esteso anche alla Valle d’Aosta, dove proseguono il lavoro di rilevazione e la campagna fotografica dedicata.
Nel 2025, il sito si è ulteriormente ampliato con la nascita delle sezioni “Articoli” con 22 articoli pubblicati, “Borghi e Memorie di Pietra e Arte” con 17 Borghi pubblicati e “Racconti”, pensate per condividere approfondimenti, esperienze di visita e riflessioni.
Il 2026, si avvia con la nuova sezione dedicata a “Battisteri e Fonti Battesimali” per esplorare una realtà affascinate e poco conosciuta.
Sempre nel 2026 prende avvio la pubblicazione dei Podcast e dei Video su Youtube e la Newslettewr si trasforma in Rivista.
Dopo oltre trent’anni, Chiese Romaniche continua a crescere, mantenendo intatto il suo spirito originario: far conoscere e custodire la storia, l’arte e la spiritualità delle chiese del Piemonte e della Valle d’Aosta, patrimonio comune da scoprire e condividere.
ChieseRomaniche.it in numeri:
33 anni di storia
1.698 chiese censite
1.502 chiese fotografate
21.209 fotografie
59 gallerie fotografiche
63 collaboratori
2.622 link di approfondimento
371 schede agiografiche
1068 foto di santi
1044 voci di glossario
482 immagini di glossario
24 podcast pubblicati
10 video pubblicati su YouTube
70 numeri della rivista
31 documenti
22 articoli
17 Borghi e Memoriedi Pietra e Arte
22 Battisteri e Fonti Battesimali